giovedì 14 agosto 2014

USTIONE DA RIFLESSIONE ESTIVA

L'estate più piovosa dal mesozoico. E allora ci son pochi dubbi su come ci si possa rimediare un'ustione: pensare brucia.

Usando l'ignorantissimo metro degli status di Facebook -utile appunto perché ignorantissimo- con un pacchetto di circa 500 amici di variegatissima origine geografica (almeno 15 nazioni su 4 continenti) non mi è rimasto che constatare:
  • quanto l'Italia non sia meta di turismo giovanile;
  • quanto Spagna e Grecia invece lo siano;
  • che il "gusto d'Italia" lo scoprano prevalentemente gli italiani stessi, purché con le tasche in crisi (precari over 28 e novelle famiglie soprattutto).
Lampante che, per un Paese di patrimonio naturalistico e culturale unico al mondo, questo sia un dramma.
Evidentemente il problema numero 1 sta nel divertimento: per estremizzare, se a Ibiza e Mykonos noi rispondiamo con Rimini e Riccione, eccoci spiegati.

Commercialmente parlando, inoltre, l'estate italiana:
  • non mi risulta essere punto di riferimento per il popolo dei festival musicali, florido invece in località mitteleuropee spesso di secondo piano e non di rado assai remote;
  • non mi pare sia meta di particolari masse sportive, come invece in Francia-Spagna-Portogallo avviene ad esempio col popolo del surf;
  • non è la stella polare di nessuna particolare nazionalità, come invece succede per Spagna e Grecia prese categoricamente d'assalto dagli inglesi. A noi, di consistente, sono forse rimasti solo i tedeschi fra Garda-Lario-Maggiore;
  • non è nemmeno la stella polare per nicchie turistiche quali naturisti e gay, a cui invece altre nazioni citate strizzano l'occhio infinitamente meglio di noi, con susseguenti introiti.
Se ci aggiungiamo che la fruibilità on-line delle realtà turistiche italiane (a cominciare dal discusso portale Italia.it) è sensibilmente battuta dalla destrezza centro e nord-europea e che, inoltre, lo sbarco di uno straniero che non mastica l'italiano può tradursi in una specie di via crucis (a differenza invece della Grecia, assai capace di maneggiare l'inglese), si capisce che ci sono una serie di fattori per i quali stiamo perdendo appeal come nazione in generale, nonostante magari l'ottimo lavoro svolto da alcuni singoli, oramai sempre più lanterne nel buio comunque penalizzate dell'oscurità espansa dalla media.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che abbiamo altre categorie di turisti su cui puntare: gli amanti della cultura con le città d'arte, i riccazzi da Costa Smeralda, i velisti da Liguria. Va tutto bene, ma quello contro cui qui si punta il dito non è quello che già esiste, ma il potenziale inespresso. E da una nazione strategicamente collocata e che si stanzia fra le prime 15 al mondo per estensione costiera, dubito sia una bestemmia aspettarsi qualcosa in più. Specie col turismo estivo, specie con la forza lavoro qualificata a disposizione e specie per combattere la crisi.
O mi sono solo preso un'ustione?

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